In un lontano Blade Runner, uno strepitoso attore olandese recitava cosi “IO NE HO VISTE COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE IMMAGINARVI”
Beh, anche la barbera potrebbe raccontare la sua vita che molti suoi degustatori non possono neanche immaginare, e non si parla dei Bastioni di Orione né di androidi assassini, ma si tratta di Langhe e Roero e di appassionati produttori.
Fino agli anni 80 la Barbera, simbolo del centenario lavoro contadino è stata sfruttata al massimo della sua produzione per finire in bottiglioni casalinghi oppure nelle peggiori osterie, è stata derisa e additata come veleno durante i vergognosi tempi del metanolo, ha risalito faticosamente la china della qualità grazie a pionieri della viticoltura che hanno creduto in lei, è riuscita ad arrivare ai più alti riconoscimenti in prestigiosi concorsi enologici e a deliziare i palati più esigenti.
Così trasformata al punto da cambiare il nome dal mascolino IL BARBERA al più aggraziato LA BARBERA.
Ed oggi è pronta per essere raccolta dopo aver affrontato eroicamente un terreno arido come mai, un annata con la peggiore siccità che si ricordi, temperature da tropico del Cancro.
La vegetazione ridotta , gli acini piccoli, radi e avvizziti sono testimoni di questa sua battaglia ma ha fatto del suo meglio e come sempre gliene ne siamo grati.
Per cui andiamo di forbici e cerchiamo di rendere onore a quest’uva che con tutta la sua storia in fondo racconta pure la storia di noi vignaioli piemontesi” e allora vieni qui compagna di tante vendemmie, lasciati raccogliere. e tirerò fuori il meglio di te.”




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