TRA MAGLIANO E PARIGI CI SONO STATE…. STRISCE NEL CIELO, UN UCCELLO DI FERRO E UN AMBIGUO PROFUMO… .

Poco prima che i Beatles decidessero di fare l’ultimo concerto su un terrazzo londinese, io, in un qualsiasi pomeriggio estivo, partivo in direzione est, per giocarmela un po con il mio amico Max.

Nel caso lui fosse ancora alle prese con gli odiati compiti, entravo furtivamente nel cortile adiacente di Pasqualin ed Baraba.

Lì c’era un prato verde che mi aspettava, mi sdraiavo all’insù per cercare qualche rara scia di aeroplano rigare il cielo….e mi perdevo…..

Oggi la situazione si è capovolta, le nostre pupille cercano invano cieli sgombri o tramonti immacolati, ma niente da fare, gli aerei ormai la fanno da padrone..

Strana la vita, eppure questo grande uccello di ferro, come dicevano gli ultimi indigeni della Nuova Guinea, è diventato indispensabile per spassarsela sotto un sole tropicale o per cercare di vendere vino e marmellate su terreni d’oltralpe.

Così mi ritrovo in una piovosa mattinata a Malpensa pronto ad entrare nel ventre di quell’uccello arancione che mi trasporterà nella capitale parigina.

Sarò ospite di Luisella e Georges, quindi porto loro un omaggio, un paio di tartufi bianchi.

Ma nel mio trolley un vasetto di vetro ingombrante potrebbe non passare il controllo doganale, quindi opto per una abbondante arrotolata di pellicola trasparente.

Tutto procede bene, anche grazie all’assenza di cani molecolari che sicuramente avrebbero gradito. Ripongo il mio bagaglio nell’apposito spazio sopra la mia poltrona.

Il viaggio prosegue con la solita strizza d’alta quota, appena confortato dalle mie due giovani vicine simpatiche milanesi. Una di queste dice” MA NON SENTI CHE PUZZA??!! ” e l’altra” SARA’ QUALCUNO CHE SI È TOLTO LE SCARPE”…. ed io non favello, ma sorrido sotto il pizzo.

Qualche scossone d’atterraggio, ci riporta alle nostre più rassicuranti origini terrestri, ci alziamo per prendere la valigia e….appena apro lo sportello dei bagagli una folata “EAU DE TRUFFES numero’ 5” invade prepotentemente la fusoliera la maggior parte dei passeggeri mi guarda interdetta, pensando a mie indesiderate turbolenze intestinali….ci impiego qualche secondo a capire e poi…. accetto la sfida!…..

Li guardo dritto negli occhi, uno ad uno, con aria beffarda….come a dire “EMBE’ VOI NON LE FATE MAI!?”….ma alla fine gli sorrido dicendo. “TRANQUILLI! È SOLO UN GRAN BUON TARTUFO DI LANGA”.

Le risate accompagnano l’uscita di tutti quanti…. e alla fine ride ancora quel bambino biondo, tra il profumo dell’erba, una margherita tra i denti, lo sguardo perso nel cielo… riga più riga meno.